Lunedì, Dicembre 18, 2017

Per gli affitti turistici durante le vacanze invernali in Italia gli stranieri spendono il 25% in più dei nostri connazionali: lo rivela un’analisi di CaseVacanza.it, il portale leader nel settore degli affitti brevi, partner di Immobiliare.it.

Nella scelta delle destinazioni, il Trentino Alto Adige rimane sempre una delle mete più ambite, ma anche le regioni del Sud sono ai primi posti nei desideri degli stranieri.

Quanto si paga per un soggiorno invernale

Quando decidono di soggiornare in Italia, gli stranieri partono da budget più alti di quelli degli italiani, il 25% in più. In media, infatti, per un soggiorno invernale, chi proviene da un altro Paese spende 113,96 euro a notte, per una casa vacanza di quattro persone, contro i 90,61 euro degli italiani. I nostri connazionali optano per affitti più economici e soggiorni più brevi, una media di quattro giorni, contro i cinque degli stranieri.

Le destinazioni più ambite

Considerando le prenotazioni fatte in un arco di tempo che va da novembre 2017 a febbraio 2018, il Trentino Alto Adige si posiziona come il preferito sia degli stranieri (27,35%) che degli italiani (21%). A seguire, nella classifica delle richieste degli stranieri, il Veneto (13,9%), il Piemonte e la Valle d’Aosta a pari merito (13%). Gli italiani, invece, preferiscono la Lombardia (14%) e la Toscana (11%).

La montagna è la destinazione preferita dagli inglesi e dai francesi, mentre i tedeschi hanno una predilezione per Roma e Napoli. In generale, però, i turisti stranieri sono molto più attenti degli italiani alle mete non tipicamente invernali, per esempio le regioni di mare come Puglia e Sicilia.

 

 

Per tutte le nuove costruzioni e quelle ristrutturate per almeno il 50%, la legge stabilisce l'obbligo di ricarica per le auto elettriche. Ecco chi è soggetto all'obbligo e cosa succede in caso di violazione

 

di Gabriella Lax - Le nuove case avranno l'obbligo di ricarica per le auto elettriche. Le regole sono dettate dal D.lgs. n. 257/2016, che ha modificato il Testo unico edilizia (Dpr 380/2001) all'articolo 4. Il Dl 83/2012 (in attuazione della direttiva europea 2014/94/UE) aveva stabilito il 1° giugno 2014 come data entro cui i comuni avrebbero dovuto prevedere nei regolamenti edilizi l'obbligo per le nuove costruzioni di avere la presa per le auto elettriche. Tale obbligo è stato prorogato fino alla fine del 2017. Per cui entro il 31 dicembre, le amministrazioni locali dovranno inserire una norma nel proprio regolamento edilizio che vincola gli immobili di nuova costruzione ad avere la presa per le auto elettriche. In caso contrario, non verrà rilasciato agli edifici il titolo abilitativo.

Edifici soggetti all'obbligo di ricarica per le auto elettriche

Il Dlgs 257/2016, all'articolo 4 prevede l'obbligo di installare colonnine di ricarica per auto elettriche:

- per gli edifici non residenziali di nuova costruzione più grandi di 500 metri quadri;

- per gli edifici residenziali di nuova costruzione con almeno 10 unità abitative;

- i fabbricati già esistenti su cui si è intervenuti con ristrutturazione edilizia di primo livello che coinvolga almeno il 50% della superficie lorda e l'impianto termico.

Le infrastrutture e le prese di ricarica per le auto elettriche devono permettere la connessione di un auto per ogni parcheggio (coperto o scoperto che sia) o per ogni box-auto dell'immobile.

 

Per gli edifici residenziali nuovi con almeno 10 unità abitative il numero di parcheggi e box auto con la colonnina non deve essere inferiore al 20% del totale.

 

Colonnine auto elettriche: cosa succede in caso di violazione dell'obbligo

Attualmente si sono adeguate alle prescrizioni del Testo Unico solo Milano, Torino, Bologna e Campobasso. Il resto del Paese ha pochi giorni per adeguarsi. In caso contrario, è lo stesso il TU edilizia a stabilire che le Regioni facciano decadere le concessioni edilizie rilasciate per edifici non costruiti seguendo le regole, in relazione alle leggi regionali.

Nel 2016 c'è stata una forte crescita delle compravendite di abitazioni (+20,2% rispetto al 2015) nelle località turistiche, soprattutto nelle località di montagna (+23,5%), seguite da quelle di mare (+19,9%) e da quelle sui laghi (+15,2%).

 

E' il dato principale che emerge dall'Osservatorio Nazionale Immobiliare Turistico 2017 di Fimaa-Confcommercio - Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, effettuato in collaborazione con la società di studi economici Nomisma e presentato a Roma nel corso di una conferenza stampa nella sede nazionale di Confcommercio.

 

Nel 2017, il prezzo medio per l’acquisto di un’abitazione turistica in Italia si attesta a 2.229 euro al mq commerciale, con un trend dei prezzi di vendita delle case per vacanza in ulteriore contrazione: il dato medio fa segnare una flessione annua pari a -2,5%. L’Umbria è la regione che ha registrato il calo più intenso (-4,5%), a seguire Abruzzo, Lazio, Lombardia, Marche, Toscana e Valle d’Aosta (-3,0%).

 

Nelle località marine, il calo maggiore dei prezzi medi di compravendita di appartamenti nel 2017 si registra in Abruzzo (-3,2%), quello più contenuto in Puglia (-0,9%); tra le località di montagna o lago la maggiore variazione negativa è in Umbria (-4,6%) e, a seguire, in Abruzzo (-3,1%), mentre in Calabria si è rilevata una sostanziale stabilità (0,0%).

Volano i mutui casa, riparte l’edilizia

  • Martedì, 09 Maggio 2017 22:48

Nel 2016 il totale dei finanziamenti erogati in Piemonte sfiora i 3 miliardi e 837 milioni

 

 
 
 
 

 

 

Volano i mutui casa in Piemonte: nel 2016 il totale dei finanziamenti erogati a coppie e famiglie per acquistare un’abitazione hanno sfiorato i tre miliardi e 837 milioni di euro, con un incremento del 20,7 per cento rispetto all’anno prima. Secondo l’Ufficio studi Tecnocasa, che ha elaborato dati ufficiali diffusi dalla Banca d’Italia, l’aumento in valore assoluto è stato pari a 657 milioni di euro, cifra che ha portato la regione a ottenere il 7,72% del totale dei prestiti casa erogati in Italia (49 miliardi e 727 milioni). 

 

 

ANDAMENTO ALTALENANTE  

La performance a livello piemontese è praticamente uguale a quella nazionale, che ha registrato un trend in crescita del 20,6%. In realtà, l’andamento del mercato dei mutui nel 2016 è stato altalenante: gli 833,5 milioni di euro erogati tra gennaio e marzo sono diventati 1 miliardo e 11 milioni nel trimestre successivo; quindi una nuova discesa a 882,8 milioni e, infine, la decisiva rimonta negli ultimi tre mesi dell’anno a un miliardo e 109 milioni, dato che ha di fatto confermato la ripresa del settore immobiliare. 

 

Basti pensare che solo tra ottobre e dicembre 2016 le famiglie hanno ottenuto praticamente quasi il triplo di quanto era stato loro concesso nei primi tre mesi del 2014 (395,5 milioni). 

 

BANCHE «MENO GENEROSE»  

Anche l’importo è salito: nel quarto trimestre dell’anno scorso, chi aveva chiesto soldi alle banche per comprare la casa si è visto assegnare in media 105.700 euro, oltre duemila euro in più rispetto ai 103.500 euro che venivano mediamente concessi nello stesso periodo del 2015. Resta il fatto che, in Piemonte, gli istituti di credito si rivelano «meno generosi» che nel resto d’Italia: ampliando il confronto all’intero secondo semestre, mediamente colui che sottoscrive un mutuo in regione riceve un contributo di circa l’8% inferiore rispetto ai 113.500 euro che rappresentano la media nazionale. 

 

Tra le province piemontesi, Torino continua ad avere il peso maggiore, con 2 miliardi e 363 milioni di euro di mutui casa erogati nel 2016 (il 61,5% di tutti quelli concessi in regione). Cifra che porta al 22,2% l’incremento su base annua, valore record in Piemonte. La miglior performance nell’ultimo trimestre dell’anno scorso è stata, invece, quella di Cuneo: +30,9% e 105 milioni di euro tra ottobre e dicembre, che hanno portato il totale annuale a 355,9 milioni. 

 

Novara ha fatto meglio in valore assoluto, con 455,5 milioni di euro in dodici mesi (+17,6% sul 2015), ma tutte le province hanno fatto registrare numeri positivi alla fine dello scorso anno: mutui casa per 254,5 milioni ad Alessandria (+25,4%), 109,3 milioni ad Asti (+19,7%), 94,1 milioni a Biella (+16,2%), 128,2 milioni a Verbania (+14,3%) e 85,9 milioni a Vercelli, area con il più basso incremento annuale, solo il 3,2%. 

 

TIMORI PER L’EFFETTO BREXIT  

«I volumi continuano ad aumentare da tre anni e, seppure non più come in passato, la domanda di mutui sta proseguendo la sua crescita – spiegano all’Ufficio studi Tecnocasa -. La Banca centrale europea sta continuando le manovre per supportare l’erogazione del credito, così l’offerta bancaria è migliorata grazie alla riduzione degli spread sui mutui. Tuttavia, nei prossimi trimestre sarà da valutare l’effetto Brexit sulla concessione di finanziamenti, per questo è probabile che le banche gestiranno con molta prudenza le richieste di erogazione nel 2017». 

 

 

Cos' è la Nuda Proprietà ?

  • Sabato, 08 Febbraio 2014 11:13

Cosa vuol dire Nuda Proprietà?

Il Diritto di Proprietà (art. 832 del c.c.) di un bene implica anche che da esso è possibile trarne un godimento ovvero utilizzarlo oppure ricavarne un reddito in funzione della natura del bene stesso. Al Diritto di Proprietà sono connessi, e ne fanno parte, i Diritti Reali di godimento e, in particolare, il diritto di Usufrutto. Nel caso di un immobile il Diritto di Usufrutto conferisce al titolare il pieno diritto di usare (art 1021 c.c.) e abitare (art 1022 c.c.) oltre che di goderne gli eventuali "frutti" con la limitazione di non poterne cambiare la destinazione.

 

Il nostro Codice Civile

consente di "spezzare" in due la proprietà: da una parte l'Usufrutto (Art. 978 C.c.), cioè il diritto di utilizzare la casa (goderne i "frutti") e, dall'altra, la Nuda Proprietà, ovvero la proprietà senza il diritto di utilizzo.
La Nuda Proprietà di un bene consiste quindi nelle proprietà spogliata di uno i più diritti reali di godimento per un termine prestabilito o per tutta la vita del o dei titolari di tali diritti.

 

La possibilità giuridica

di scindere i Diritti Reali di godimento del bene (Usufrutto e Diritto d’Uso e Abitazione) dalla proprietà, e le varie forme di vendita possibili, in Italia sono poco conosciute e il mercato della Nuda Proprietà è stato finora molto ristretto e percepito con valenza negativa per le sue implicazioni spesso fraintese.

 

Vendere la Nuda Proprietà

significa in sintesi cedere a terzi l'immobile mantenendo tuttavia su di esso il proprio diritto di godimento che può essere pieno, oppure solo limitato all'uso o all'abitazione, per tutta la vita oppure per un termine prefissato.

 

Chi vende

la Nuda Proprietà di un immobile può riservare per sé o per per una o più persone designate il diritto di Usufrutto o il Diritto di Abitazione.
Nel primo caso egli può abitare oppure locare il bene percependone l’affitto mentre, nel secondo caso, può unicamente abitare l’immobile e non può cedere a terzi questo diritto poiché è strettamente personale. Normalmente è preferibile utilizzare la riserva del Diritto di Abitazione (art. 1022 C.c.) che, con opportuni accorgimenti contrattuali, è più adatto sia alle esigenze del venditore, che dell’acquirente investitore.

 

Chi acquista

la Nuda Proprietà di un immobile fa un investimento immobiliare di medio-lungo termine, senza rischi,  per mezzo del quale può acquistare una casa da utilizzare o rivendere in futuro con significativi vantaggi sia nel prezzo di acquisto che per quanto concerne gli oneri fiscali e di gestione

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